LeBron James con la corona e la maglia dei Philadelphia 76ers numero 23, solo sotto un fascio di luce in un'arena vuota
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Strive for Greatness: perché LeBron James è la grandezza che resiste nel tempo

02 novembre 2026 / Greatness Team

C'è chi tocca la grandezza per una stagione. C'è chi la tiene per un decennio. LeBron James la porta addosso da ventiquattro anni, con il peso di una profezia sulle spalle fin da quando ne aveva diciassette.

In GREATNESS crediamo che la grandezza non sia un picco, ma uno standard da mantenere. Nessuno l'ha mantenuto così a lungo come il ragazzo di Akron. Il suo motto, del resto, lo ripete da sempre: Strive for Greatness.

Il ragazzo di Akron

LeBron nasce ad Akron, in Ohio, il 30 dicembre 1984. Sua madre Gloria ha sedici anni e lo cresce da sola, cambiando casa di continuo: solo durante la quarta elementare si trasferiscono una mezza dozzina di volte. Quell'anno LeBron salta più di ottanta giorni di scuola.

La svolta arriva con la famiglia Walker. Frank, allenatore di football giovanile, lo accoglie in casa e gli dà regole, orari e una stanza da dividere con suo figlio. L'anno dopo LeBron non perde un solo giorno di scuola. Al liceo St. Vincent St. Mary, con gli amici di sempre, vince tre titoli statali in quattro anni.

LeBron James da adolescente schiaccia con la maglia della St. Vincent St. Mary di Akron
Akron, Ohio. Niente era garantito.

A diciassette anni è già sulla copertina di Sports Illustrated, con un titolo che pesa come un macigno: The Chosen One. Nel 2003 i Cleveland Cavaliers lo scelgono con la numero 1. All'esordio ne segna 25 e a fine stagione è la matricola dell'anno.

LeBron James di spalle con il tatuaggio Chosen 1, circondato dai giornalisti, con la copertina di Sports Illustrated sul parquet
Chosen 1. Il peso di una profezia.

Cleveland, la prima volta

Con la maglia dei Cavaliers LeBron diventa in fretta il volto della NBA. Nel 2007, a 22 anni, trascina una squadra modesta fino alla Finale, dove i San Antonio Spurs lo battono 4 a 0. Nel 2009 e nel 2010 è MVP della stagione regolare e Cleveland chiude con il miglior record della lega, ma ai playoff si ferma sempre prima del traguardo: Orlando nel 2009, Boston nel 2010. Sette stagioni, nessun anello. E un contratto in scadenza.

The Decision

L'8 luglio 2010 l'America si ferma davanti alla TV. In uno speciale in diretta su ESPN, trasmesso da un Boys & Girls Club di Greenwich, in Connecticut, LeBron pronuncia la frase che cambia la sua carriera: «I'm going to take my talents to South Beach». Va a Miami, con Dwyane Wade e Chris Bosh.

LeBron James seduto durante The Decision nel 2010, con la mano sul mento
Greenwich, 8 luglio 2010. The Decision.

La reazione è durissima. In Ohio bruciano le sue maglie per strada, il proprietario dei Cavs Dan Gilbert lo accusa di tradimento in una lettera aperta e nel resto del paese diventa il cattivo. In pochi ricordano che lo speciale raccolse milioni di dollari per i Boys & Girls Clubs. Anni dopo sarà lui stesso ad ammettere che il modo fu sbagliato. La scelta no: voleva vincere, e da solo non ci riusciva.

Dallas 2011: la sconfitta che lo ha cambiato

Al primo anno a Miami arriva in Finale da favorito contro i Dallas Mavericks e crolla: 17,8 punti di media, appena 8 in gara 4. Miami perde 4 a 2.

LeBron James seduto a terra, deluso, durante la Finale NBA 2011
Finale 2011. Il punto più basso.

Per molti era la prova che il prescelto non fosse all'altezza. Per lui fu un punto di ripartenza. Ammise di aver giocato per dimostrare che gli altri si sbagliavano, invece di giocare il suo basket. Passò l'estate a lavorare sul gioco spalle a canestro, anche con una leggenda come Hakeem Olajuwon. Nel 2012 vinse tutto: MVP della stagione, titolo, MVP delle Finali e oro olimpico a Londra. Prima di lui, solo Michael Jordan li aveva messi insieme nello stesso anno.

LeBron James festeggia il titolo NBA 2013 con il trofeo di MVP delle Finali e il Larry O'Brien Trophy
Miami, giugno 2013. Il secondo anello.

Il ritorno a Cleveland

Dopo quattro Finali e due titoli con Miami, nell'estate del 2014 LeBron è di nuovo libero di scegliere. L'11 luglio affida la risposta a una lettera pubblicata da Sports Illustrated, intitolata I'm Coming Home. Non promette un titolo. Scrive che il suo legame con il Nordest dell'Ohio è più grande del basket e che vuole lavorare per portare a casa un trofeo.

Fa pace con Gilbert, torna nella città che aveva bruciato le sue maglie e la trasforma: quattro Finali di fila, dal 2015 al 2018. Nel 2016, contro i Golden State Warriors da 73 vittorie, arriva la rimonta da 1 a 3 che regala a Cleveland il primo titolo dopo 52 anni. Promessa mantenuta.

LeBron James in lacrime intervistato dopo gara 7 della Finale 2016 vinta con Cleveland
Oakland, 19 giugno 2016. Cleveland, this is for you.

La nuova vita a L.A.

Nel luglio 2018 firma con i Los Angeles Lakers. A 33 anni sceglie la franchigia più glamour del mondo e una città dove il basket convive con Hollywood. Il primo anno è il più duro della carriera: un infortunio all'inguine e niente playoff, per la prima volta dal 2005.

Poi arriva Anthony Davis e nel 2020, nella bolla di Orlando durante la pandemia, i Lakers battono proprio Miami e tornano campioni. LeBron è MVP delle Finali per la quarta volta, con la terza squadra diversa, in una stagione segnata dalla morte di Kobe Bryant. Quell'anno guida anche la lega negli assist, per la prima volta in carriera.

LeBron James e Anthony Davis negli spogliatoi con i trofei del titolo NBA 2020
Orlando, ottobre 2020. Il quarto anello.

A Los Angeles scrive il resto della leggenda: nel 2023 diventa il miglior marcatore di sempre e vince la prima edizione della NBA Cup da MVP del torneo, nel 2024 gioca accanto al figlio Bronny. Otto stagioni in gialloviola, chiuse nel 2026.

Philadelphia: l'ultima sfida

Nell'estate del 2026, a 41 anni, LeBron è di nuovo free agent. Potrebbe chiedere qualsiasi cifra. Sceglie i Philadelphia 76ers, che hanno appena affiancato Jaylen Brown a Joel Embiid e Tyrese Maxey ma non hanno più spazio salariale: possono offrirgli solo il minimo per un veterano.

Lui accetta. Due anni per circa 8 milioni di dollari, 3,88 nella prima stagione, contro i 52,6 dell'ultima ai Lakers. Quasi 49 milioni in meno, oltre il 92%: il taglio di stipendio più grande nella storia della NBA. La spiegazione l'ha data lui, sui social: «I'm not going for money».

LeBron James al Media Day dei Philadelphia 76ers con il pallone tra le mani
Philadelphia. Stagione numero 24.

Non è una questione di soldi, appunto. È amore per il gioco e per l'eredità che lascerà. Un quinto anello con una quarta squadra diversa sarebbe l'ennesima prima volta. E anche se non arrivasse, il messaggio è già chiaro: la grandezza non si compra, si insegue. Ogni giorno, fino all'ultimo.

I numeri di ventiquattro stagioni

Quattro squadre, oltre due decenni al vertice. Ecco cosa ha costruito, finora.

  • 4 titoli NBA con tre squadre diverse: Miami nel 2012 e nel 2013, Cleveland nel 2016, Los Angeles nel 2020
  • 4 MVP delle Finali, unico giocatore nella storia a vincerlo con tre franchigie diverse
  • 4 MVP della stagione regolare, nel 2009, 2010, 2012 e 2013
  • 10 Finali NBA, di cui otto consecutive dal 2011 al 2018
  • Miglior marcatore di sempre, con oltre 43.000 punti in stagione regolare, e primo a superare quota 50.000 contando i playoff
  • 22 convocazioni all'All Star Game, record assoluto
  • 21 selezioni All NBA, 13 nel primo quintetto: due record
  • 24 stagioni, più di chiunque altro, e il maggior numero di partite giocate in stagione regolare nella storia
  • 3 ori olimpici, nel 2008, nel 2012 e nel 2024, l'ultimo da MVP del torneo a 39 anni
LeBron James alza il pallone dopo essere diventato il miglior marcatore della storia NBA con 38.388 punti
Los Angeles, 7 febbraio 2023. 38.388.

Rileggi quella lista. Un'ala di due metri e sei che ha giocato da playmaker, da centro, da leader e da gregario, vincendo ovunque sia andato. Talento, certo. Ma soprattutto continuità.

I momenti

Certe serate raccontano un giocatore meglio di qualsiasi statistica. Ecco quelle di LeBron.

25 punti di fila (2007). Gara 5 della finale di Conference a Detroit, due supplementari. A 22 anni ne segna 48, compresi 29 degli ultimi 30 punti di Cleveland: gli ultimi 25, tutti di fila, sono suoi. Pochi giorni dopo i Cavaliers conquistano la prima Finale della loro storia.

45 a Boston (2012). Miami è sotto 3 a 2 e gioca gara 6 in trasferta, a un passo dall'eliminazione. LeBron chiude con 45 punti e 15 rimbalzi. Miami vince la serie e poi il titolo.

La rimonta impossibile (2016). In Finale contro i Golden State Warriors, reduci dal record di 73 vittorie in stagione, Cleveland va sotto 3 a 1. Nessuna squadra aveva mai rimontato da lì in una Finale. LeBron ne segna 41 in gara 5, altri 41 in gara 6 e in gara 7 chiude con una tripla doppia. A meno di due minuti dalla fine, sull'89 pari, arriva da dietro e stoppa Andre Iguodala in contropiede. Cleveland torna a vincere un titolo dopo 52 anni.

38.388 (2023). Il 7 febbraio, contro Oklahoma City, un fadeaway a pochi secondi dalla fine del terzo quarto lo porta oltre Kareem. Il record di punti che resisteva da quasi 39 anni diventa suo.

Padre e figlio (2024). Il 22 ottobre scende in campo insieme a suo figlio Bronny. Mai, nella storia della NBA, un padre e un figlio avevano giocato insieme.

LeBron James e il figlio Bronny James in campo insieme con la maglia dei Lakers
Los Angeles, 22 ottobre 2024. Padre e figlio.

Ventiquattro (2026). A 41 anni sceglie una nuova sfida e firma con i Philadelphia 76ers. All'esordio, il 20 ottobre al Madison Square Garden, battono i New York Knicks campioni in carica. Stagione numero 24: nessuno ci era mai arrivato.

Strive for Greatness

Il talento di LeBron si è visto subito. Quello che nessuno poteva prevedere era la durata. A un'età in cui quasi tutti i campioni hanno smesso da anni, lui è ancora in campo, ancora decisivo.

Il segreto non è un segreto: lavoro. Ha trattato il proprio corpo come un'azienda, con sonno, alimentazione e recupero curati in ogni dettaglio e uno staff dedicato tutto l'anno. E ha allenato la testa quanto le gambe: studia gli avversari, memorizza gli schemi, legge il gioco un passaggio prima degli altri.

Ma soprattutto ha saputo cambiare. Da giovane atleta che attaccava il ferro a tiratore, da playmaker a centro quando serviva, da stella assoluta a leader che sceglie il passaggio giusto. Ogni stagione una versione nuova, con lo stesso standard. È questo il significato di Strive for Greatness: non arrivare, continuare a salire.

Oltre il campo

LeBron non ha mai dimenticato da dove veniva. Nel 2018 ha aperto ad Akron la I Promise School, una scuola pubblica per i ragazzi più in difficoltà della sua città: gli stessi che, come lui alle elementari, rischiavano di perdersi. Intanto ha costruito un impero fuori dal parquet e nel 2022, secondo Forbes, è diventato il primo giocatore NBA in attività con un patrimonio da miliardario.

LeBron James con i bambini della I Promise School di Akron
Akron. I Promise School.

Con la nazionale ha chiuso il cerchio: bronzo nel 2004, oro nel 2008 e nel 2012, poi di nuovo oro a Parigi nel 2024, da MVP, a un passo dai quarant'anni.

Perché è sinonimo di grandezza

Il dibattito su chi sia il più grande non finirà mai. Ma se la grandezza si misura in costanza, adattamento e responsabilità, LeBron è una risposta difficile da ignorare:

  1. Longevità. Ventiquattro stagioni, il record di partite giocate e ancora protagonista a 41 anni.
  2. Il più prolifico di sempre. Nessuno ha segnato più punti di lui nella storia della NBA.
  3. Vincente ovunque. Quattro titoli con tre squadre diverse e quattro MVP delle Finali.
  4. Completo. Tra i primi cinque di sempre per assist, 21 selezioni All NBA, decisivo in ogni ruolo.
  5. Resilienza. Dalla Finale persa nel 2011 al titolo del 2012, dal 3 a 1 alla rimonta del 2016.
  6. Un'eredità oltre il gioco. Una scuola, una comunità, un esempio per chi parte senza niente di garantito.

Cosa prendiamo da lui

GREATNESS è nato sulla stessa idea che LeBron ripete da sempre: la grandezza non è un traguardo da raggiungere, è uno standard da mantenere.

Non servono ventiquattro stagioni per applicarla. Serve prendersi cura di sé come di qualcosa di prezioso, imparare da ogni sconfitta e avere il coraggio di cambiare senza abbassare l'asticella. Ogni giorno, per tutto il tempo che serve.

Greatness is not given. It's earned.

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Scritto da Greatness Team

The standard is higher.